L´evoluzione dei Mammiferi é un affascinante storia, ma poco raccontata e compresa. È la storia geologica e paleontologica del nostro mondo moderno, della sua biodiversitá e la sua ecologia.
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Cercero di postare con maggiore frequenza su varie tematiche relative alla geologia, l´evoluzione e la paleontologia dei mammiferi - é mi scuso per la pausa forzata che ha avuto il blog negli ultimi mesi - e vi aspetto tutti sul nuovo BLOG
Ritrovati in India i resti di scimmia antropoide più antichi del mondo: risalgono a 54,5 milioni di anni e spostano indietro di circa 10 milioni di anni l'origine della linea evolutiva che ha dato origine a tutte le scimmie moderne, incluso l'uomo.
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Tutte le scimmie che ancora abitano il nostro pianeta, uomo compreso, appartengono al gruppo tassonomico Anthropoidea, che insieme ai tarsi (Tarsiiformes), piccole proscimmie arboricole (nella foto Tarsius syrichta), costituisce il sottordine dei primati Haplorrhini. Dai resti fossili in mano ai paleoantropologi di tutto il mondo emerge che la separazione di queste due linee filetiche sia avvenuta intorno a 45 milioni di anni fa, probabilmente nel continente africano. Un recente ritrovamento nella miniera di Vastan, nell'India occidentale, potrebbe però modificare molte convinzioni riguardo le prime fasi di evoluzione dei primati antropoidei.
Un gruppo di ricercatori della Duke University e dell'Indian Institute of Technology Roorkee ha infatti rinvenuto alcuni piccoli denti (due molari superiori e uno inferiore) che apparterrebbero alla specie di antropoide più antica fino ad ora conosciuta, risalente circa 54,5 milioni di anni fa. Si tratta dei resti di una specie dalle dimensioni piuttosto ridotte, più piccole di tutte le specie di primati esistenti, ad esclusione di alcuni lemuri nani o microcebi del genere Microcebus e alcuni galagoni del genere Galago, denominata Anthrasimias gujaratensis (genere e specie nuovi). Considerando le sue limitate dimensioni corporee, con un peso stimato di circa 75 grammi, e la forma dei suoi denti, si pensa che questa specie adottasse una dieta mista di frutta ed insetti.
Dopo aver analizzato i reperti e formulato ipotesi sull'ecologia di questa piccola scimmia, i ricercatori hanno realizzato un'analisi filogenetica da cui emerge che questa specie si andrebbe a collocare proprio alla base della linea evolutiva degli Anthropoidea, dunque subito dopo la separazione dal gruppo dei tarsi. Questo ritrovamento retrodata dunque di circa 10 milioni di anni l'origine della linea filetica che, nel corso di milioni di anni, ha dato origine a tutte le scimmie moderne. Anthrasimias gujaratensis potrebbe dunque essere il più antico antropoide del mondo, anche se questo primato potrebbe spettare ad un'altra specie nordafricana, la cui appartenenza a questo gruppo tassonomico non è ancora stata accertata.
Come si legge sulle pagine della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), questa scoperta ha anche importanti implicazioni di carattere biogeografico. Nella miniera di Vastan, insieme a Anthrasimias gujaratensis sono state infatti rinvenute altre due specie appartenenti a differenti gruppi di primati: una tale abbondanza e diversità di specie sottolinea l'importanza dell'India come centro di differenziazione di tutti le principali linee filetiche dei primati nelle prime fasi di evoluzione di questo ordine di mammiferi.
Per informazioni sulla sistematica dei primati (estinti e non) ecco due indirizzi: http://www.theprimata.com/taxonomy_primata.html; http://www.tolweb.org/Primates/15963
Andrea Romano www.pikaia.eu
Riferimenti:
Sunil Bajpai, Richard F. Kay, Blythe A. Williams, Debasis P. Das, Vivesh V. Kapur, B. N. Tiwari, The oldest Asian record of Anthropoidea, PNAS, published online before print August 6, 2008.
Fonte dell'immagine: Wikimedia Commons
Minatori hanno scoperto in Romenia un scheletro quasi completo di Mastodonte, vecchio almeno 2,5Ma.
Come annunciato venerdi scorso (09.08.2008), la scoperta é avvenuta in una miniera di carbone nei pressi del paese di Racosul de Sus, a 170 chilometri da Bucarest.
Imparentato con il possente Mammut, il Mastodonte era un genere d´elefante alto fino a tre metri, e lungo sette, con un teschio piú allungato in relazione al corpo.
La scoperta rappresenta una delle piú giovani testimonianzi del Mastodonte in Europa, questi animali si estinsero sul continete circa 2 a 3 Ma fá,mentre sopravisse in Nordamerica fino all´ultima glacazione.
Lo scheletro ora ritrovato é completo al 90%, solo il teschio e le zanne sono danneggiate. Si spera di recuperare il fossile entro i prossimi due mesi, e di esporlo in futuro nel museo della vicina cittá di Baraolt.
Una ricerca dell'Università del Queensland, in Australia, svela (quasi) tutta la verità sul più grande marsupiale che abbia mai camminato sulla Terra.
Diprotodon poteva pesare fino a 2,5 tonnellate e raggiungere la lunghezza di 3,5 metri. Viveva in Australia, e viene spesso indicato come rappresentante esemplare della megafauna australiana pleistocenica (100.000 anni fa). Nonostante la sua “fama”, comunque, poco o nulla si sapeva sul genere Diprotodon, se non che probabilmente ne esistevano otto specie diverse.
Ora le cose potrebbero cambiare, grazie a Gilbert Price, del Centro di Microscopia e Microanalisi dell'Università del Queensland, il quale ha scoperto che esisteva una sola specie di Diprotodon, nonostante la sua diffusione su tutto il territorio australiano, da King Island (all'estremo nord della Tasmania) al Queensland (nel nord est dell'Australia). L'idea che esistessero più specie di Diprotodon era legata al ritrovamento di resti di dimensioni diverse. A questo si aggiunge il fatto che molti dei fossili sui quali sono state basate le descrizioni sono incompleti. “Il mio lavoro, quindi, è consistito principalmente nell'andar di museo in museo per riesaminare i fossili delle collezioni”, dice Price. La sua conclusione è che la variabilità di forma e dimensioni di Diprotodon era legata a dimorfismo sessuale, con le femmine di dimensioni pari a circa i due terzi dei maschi.
Nonostante l'incompletezza dei reperti, Price è anche riuscito a scoprire qualcosa di nuovo a proposito dello stile di vita di questo colossale marsupiale estinto. Ad esempio, è molto probabile che il sistema di accoppiamento fosse poliginico, con le femmine come esemplari dominanti nella popolazione e i maschi a condurre vita solitaria.
Quello su cui Price non ha ancora una risposta definitiva è la causa dell'estinzione del marsupiale e di tutte le megafaune australiane, come i super-goanna (genere Varanus), gli uccelli giganti (famiglia Dromornithidae). “La maggior parte dei ricercatori si accontentano di attribuire gli eventi di estinzione ai cambiamenti climatici e alla colonizzazione da parte dell'uomo, all'incirca 50000 anni fa”, dice Price. “In realtà, ci servono molti più dati prima di poter trarre delle conclusioni definitive sull'argomento”.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Zoological Journal of the Linnean Society.
Gabriele Ferrari www.pikaia.eu