L´evoluzione dei Mammiferi é un affascinante storia, ma poco raccontata e compresa. È la storia geologica e paleontologica del nostro mondo moderno, della sua biodiversitá e la sua ecologia.
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Sebbene i primi ritrovamenti di fossili nel giacimento di Messel risalgono al 1875, la loro difficile conservazione - dovuto alla tendenza delle argillite bituminose a sfaldarsi rapidamente se asciutte, creo molti problemi. Soltanto nel 1961 si riusci a risolvere il problema grazie all´uso di resine artificiali. Ogni lastra con il fossile viene per primo ripulita da un lato, quindi ricoperta con un strato di resina, successivamente si prepara l´altro lato, ottenendo in questo modo un fossile conservato in un strato di resina anziché l´originale matrice rocciosa.
Il giacimento di Messel si trova nei pressi di Francoforte, nella parte centrale della Germania. Piú di 40 Ma fá una immane esplosione vulcanica creo una caldera, che si riempi con acqua - la nascita del maar (lago di origine vulcanica) di Messel. Sulle sponde di questo lago si sviluppo una foresta pluviale piena di vita.

Ma il lago nascondeva un cupo segreto - gas vulcanici si accumulavano nelle sue profonditá, finche in una letale emissione spontanea si liberavano - uccidendo animali in e nelle vicinanze dell´acqua. I corpi si depositavano sul fondale del lago, é lentamente furono ricoperti dai sedimenti.
Le rocce di Messel contengono resti vegetali e animali, foglie e frutti di piante terrestre e acquatiche, insetti, anfibi, rettili, uccelli fino ai piú diversi mammiferi, tra cui una raccolta straordinaria di scheletri di pipistrelli.
Eurohippus parvulus
I resti piú spettacolari sono costituiti dai vertebrati, dai quali abbondano scheletri completi di individui a vari livelli di sviluppo, sono noti dei fossili di femmine gravide di primitivi cavalli (Eurohippus parvulus (LAURILLARD, 1849), con l´embrione conservato nel lembo della madre.
I mammiferi di Messel appartengono a numerosi gruppi differenti, dai marsupiali agli insettivori, dai pipistrelli ai cavalli, tale varietá rappresenta uno dei piú antichi ecosistemi (Paleogene - 47,8 Ma) dominato dai mammiferi tuttora conosciuto. I mammiferi di Messel si pongono come un crocevia fra le coeve faune a mammiferi nordamericane, asiatiche e africane, permettendo quindi di accertare l´esistenza di numerosi legami fra i vari continenti.
Eurotamandua joresi - l´unico formichiere fossile europeo conosciuto - prova che esisteva una connessione tra il continente europeo e nordamericano
La ricostruzione del documentario della BBC "Walking with Prehistoric Beasts" si basa prevalentemente sul record fossile di Messel.
La scoperta oggigiorno di nuove specie di mammiferi é un fatto raro. Pero una nuova scoperta attuale in questo senso si deve ad un italiano, Francesco Rovero, che nelle foreste della Tanzania ha scovato una specie di toporagno elefante, denominata Rhynchocyon udzungwensis. Come testimonia lo studio che sara pubblicato dalla rivista Journal of Zoology, oltre ad essere la prima nuova specie di toporagno da 126 anni a questa parte il 'toporagno - elefante dalla testa grigia' è il più grande mai trovato. Il ricercatore del museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento, ha visto i primi segni della nuova specie nel 2005, grazie a fotocamere automatiche installate durante una spedizione nelle foreste dei monti Udzungwa dello stato africano.
"Quando ho visto le foto scattate dalle macchine - racconta Rovero - mi sono subito reso conto che il toporagno immortalato era assolutamente diverso da tutti quelli conosciuti. E' stata una scoperta davvero eccitante". L'avvistamento è stato confermato da una successiva spedizione del 2006. Nonostante le trappole portate dai ricercatori si siano rivelate troppo piccole per l'animale i ricercatori sono riusciti a catturarne quattro esemplari. La conferma che si trattasse di una nuova specie è venuta da Galen Rathbun, che da 30 anni studia questi animali all'Accademia delle Scienze della California. Il toporagno-elefante deve il suo nome alla tipica proboscide, simile a quella dei pachidermi con cui condivide un antenato, anche se ha dimensioni molto più piccole. Quello trovato da Rovero misura infatti 60 centimetri di lunghezza e pesa circa 700 grammi, misure del 25% più grandi di quelle degli altri esponenti della stessa famiglia. Anche il muso grigio e la pancia nera sono segni esclusivi della nuova specie, che come i 'parenti prossimi' è diurna e si nutre esclusivamente di insetti. Secondo gli esperti esistono solo due colonie del toporagno gigante, che vivono in un'area di 300 chilometri quadrati. Come le altre due specie di toporagno-elefante conosciute, anche questa è minacciata di estinzione, a causa del sempre più ridotto habitat. "Speriamo che la scoperta sia di aiuto per aumentare gli sforzi per salvaguardare questo spettacolare ecosistema - sottolinea Rovero - la scoperta mette in luce l'importanza delle foreste pluviali dei Monti Udzungwa, e quanto poco sappiamo ancora di questi 'hot spot' di biodiversità".
Rhynchocyon chrysopygus , Joseph Smit (1836–1929)
La spedizione è stata organizzata nell'ambito di uno studio pluriennale condotto sulla diversità, ecologia e conservazione dei mammiferi forestali. Questa ricerca è inserita in un programma più ampio che anche grazie al contributo dei fondi di aiuto allo sviluppo del Settore Solidarietà Internazionale della Provincia Autonoma di Trento sta realizzando un progetto che mette a fattore comune la ricerca scientifica, il supporto tecnico agli enti tanzaniani preposti alla conservazione, e un programma di sostegno alle comunità locali. L'obiettivo del progetto a sostegno delle comunità è quello di alleggerire la pressione sulla foresta primaria e fermare la deforestazione causata principalmente dall'utilizzo del legno quale combustibile per la piccola economia domestica.
BIBLIOGRAFIA:
ROVERO et al. (2008): A new species of giant sengi or elephant-shrew (genus Rhynchocyon) highlights the exceptional biodiversity of the Udzungwa Mountains of Tanzania. Journal of Zoology
Un pó uccello, un pó rettile, un pó mammifero, l´ornitorinco é uno degli animali piu strani e affascinanti mai conosciuti. Fa le uova ma é un mammifero, é velenoso, soffre di sbalzi di temperatura e localizza le prede con un radar elettronico.
L´orintorinco in una stampa del 1863
Da un antenato comune si sono differenziati due ceppi di mammiferi, uno fra il Triassico e il Giurassico (160 Ma), l´altro nel Cretaceo (140 Ma). Il primo ha raggiunto l´Australia dove, evolvendosi indipendentemente, ha portato agli attuali Monotremi (l´ornitorinco e l´echidna), il secondo ha dato origine ai Teri, suddivisi in Marsupiali e Euteri. L´ornitorinco quindi non rappresenta una linea di mammiferi primitivi da cui hanno preso origine tutti gli altri come si pensava inizialmente, ma una linea a sé stante.
Fossili di forme simili alle attuali fino a ora sono molto scarse. Un reperto é stato trovato in Australia in strati di due milioni e dueceontomila anni fá. La struttura é uguale a quella dell´attuale ornitorinco a eccezione della presenza di molari (!).
La minuscola mandibola rinvenuta nello stato della Victoria (Australia)
Si assumeva che il comune antenato dell´ornitorinco é il suo parente relativo piú prossimo, l´echidna, viveva tra 17 a 65 millioni di anni. Ma un fossile ritenuto finora come un comune antenato, secondo studi piú recenti ai raggi X del cranio, é "solo"un antico rappresentante degli ornitorinchi - il Teinolophos. Il fossile sposterebbe per questo il dato della diversificazione dei due gruppi di animali ad almeno 112 Ma. Il "becco" dell´ornitorinco é un sensibile organo sensoriale per campi elettrici, con ampi canali per la rete di nervi che ci passano. Anche altri mammiferi hanno canali che collegano i denti al sistema nervoso, ma non cosi sviluppati come nel ornitorinco atttuale e in Teinolophos. Ma secondo Matt Phillips, dell´Australian National University, questi caratteri non sono sufficienti per confermare un eta di 112 Ma della radiazione dei ornitorinchi e echidna. Comunque ulteriori studi saranno necessari per determinare l´albero filogentico di questi strani mammiferi.
BIBLIOGRAFIA:
The oldest platypus and its bearing on divergence timing of the platypus and echidna clades. 2008. T. Rowe et al. PNAS, published online before print January 23, 2008. pdf
Geologi dell´Universitá di Leicester propongono per l´attuale intervallo di tempo il rango di una nuova epoca. Il nostro mondo é stato modificato talmente pesantemente da noi umani che é ora di iniziare un nuovo intervallo nel record geologico - l´Anthropocene.
Idea proposto nel 2002 dal premio Nobel in chimica, Paul Crutzen, che affermava che la crescita dell´umanita aveva talmente modificato ecosistemi e ambiente, che la terra aveva lasciato l´Olocene, e era entrata nel Anthropocene - l´era dell´uomo. Ora ricercatori hanno analizzato questa proposta dal punto di cambiamenti geologici osservabili, anche in ambito di eventueli modifiche della chronologia terrestre per la comissione internazionale stratigrafica. L´uomo e la sua tecnologia ha influenzato l´erosione e deposizione di sedimenti, ha cambiato il flusso di carbonio e nitrogeno tra lito-, bio- e atmosfera, influenzando perfino il clima, ha decimato specie di piante e animali e sconvolto interi ecosistemi, solo alcuni punti del nostro impatto sul pianeta.
Dal punto stratigrafico tutti questi eventi erano e sono sufficienti per proporre una nuova era, nel male o bene che questa ci porti.
Cosa succederebbe se l´umanita scomparisse dalla terra da un momento all´altro? Molto, come ora ha pubbliccato íl reporter Alan Weisman nel suo libro "The world without us". Il libro, basandosi su dati scientifici cerca di immaginare come la vita potrebbe riconquistare citta come New York, cominciando col sistema di trasporto sotterraneo che in poche ore affogerebbe senza pompe attive, alla ricolonizzazione da parte degli alberi delle strade in pochi ceninaia di anni, ai ultimi resti di costruzioni che verranno distrutti da una nuova era glaciale fra 10.000 anni.
Di sicuri gli ecosistemi goderebbero ed la vita continuerebbe ad evolversi, cosi l´autore.
Un intrigante libro ed pensiero:
Sito ufficiale
The Earth Without Humans
Intervista all´autore (mp3)
